mercoledì 19 gennaio 2011

Mense scolastiche: troppe proteine animali

L’educazione a una corretta alimentazione inizia fin da piccoli. L’impegno delle famiglie è importante, ma se a dare il cattivo esempio sono le mense scolastiche allora è necessario correre ai ripari.

A scuola troppo spesso i ragazzi esagerano con le proteine animali. L’allarme viene da una conferenza pubblica svoltasi a Milano dal titolo: ”Quale futuro per la ristorazione scolastica”. Nelle mense scolastiche di Milano viene servito ogni giorno un “secondo” a base di carne, formaggio o uova, ma nel resto d’Italia la situazione non è poi molto diversa.

I dati di Angem, l’Associazione nazionale della ristorazione collettiva, sottolineano come le mense scolastiche, in tutta Italia, siano quasi sempre gestite cercando di spendere il meno possibile, e spesso questo condiziona la scelta dei menu.

Ma, come è noto, l’eccesso di proteine animali favorisce molte malattie, tra cui diversi tumori. “La ristorazione scolastica è anacronistica, non tiene conto di regole elementari per un’alimentazione sana” spiega Franco Berrino, direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. Berrino suggerisce di fornire proteine animali solo in due pasti su cinque, di eliminare bibite, succhi di frutta e yogurt zuccherati artificialmente e adottare cibi integrali. Il tutto attraverso un passaggio graduale, per non sconvolgere all’improvviso le abitudini dei bambini.

Novità che, secondo Berrino, sono indispensabili: “Vorrei che i genitori capissero che questi cambiamenti servono a migliorare la dieta dei loro figli, non a risparmiare”. Un altro punto fondamentale su cui lavorare è il coinvolgimento dei genitori nell’educazione alimentare dei figli. Se è vero che spesso frutta e verdura non incontrano i gusti dei più piccoli, “e’ fondamentale che i genitori stessi le mangino a tavola insieme ai bambini. È il modo più efficace per incidere sulle loro abitudini alimentari” spiega il medico.

Uso del dolcificante

Riporto una notizia pari pari dalla rivista elettronica "Figli e famiglia" (vedi Link) sull'uso dell'aspartame nelle diete... insomma: fate la dieta, privatevi di tante cosucce saporite e caloriche, ma non rinunciate ad un buon cucchiaino di zucchero nel caffè !


Dolcificante killer: rischio cancro e parti prematuri
 
Finisce di nuovo sotto accusa l’aspartame, il dolcificante contenuto in numerosissimi prodotti a ridotto contenuto calorico, che già in passato era stato al centro di polemiche per i presunti danni alla salute.


Uno studio italiano sui topi rilancia l’accusa di provocare il cancro, indicando un aumento di tumori al fegato e al polmone.

Mentre una ricerca danese su circa 60 mila donne, recentemente pubblicata sull’ American Journal of Nutrition, sostiene che il prodotto aumenta i rischi di parto prematuro. Due lavori scientifici che in Francia sono ora all’esame dell’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare (Anses). E non è escluso che l’argomento possa tornare all’attenzione dell’ Autorità europea di sicurezza alimentare (Efsa), che nel suo ultimo parere aveva tranquillizzato sull’utilizzo del prodotto.

Lo studio danese, realizzato su dati del Danish National Birth Cohort su 59.334 donne ha dimostrato il legame tra il parto prematuro e il consumo di bevande dolcificate con l’aspartame. Le donne che le assumono regolarmente in gravidanza hanno il 38% di possibilità in più di partorire prima del termine. Non solo. Per chi ne fa un uso eccessivo (4 bevande al giorno) il rischio di parto prematuro aumenta del 75%.

Lo studio italiano è stato invece stato realizzato dall’istituto di ricerca bolognese Ramazzini, che si occupa da dieci anni dell’aspartame.

Fu proprio questo istituto che nel 2007 realizzò un altra ricerca sulla cancerogenicità della sostanza (per leucemie e linfomi), che sollecitò il parere dell’Efsa del 2009. L’agenzia rassicurò i consumatori sui potenziali rischi, ma ora il nuovo studio italiano, pubblicato a dicembre sul American Medical Journal of Industrial Medicine, torna a preoccupare. La ricerca infatti, realizzato su topi che hanno ricevuto dosi alte, medie e basse di dolcificante per tutta la vita dimostra che nei topi maschi che consumano il dolcificante il rischio di malattia aumenta significativamente: si passa dal 5% del gruppo di controllo (senza aspartame nella dieta) al 18% (gruppo alta dose) nell’epatocarcinoma e dal 6% (controllo) al 13% (alta dose) per il tumore polmonare. Un fenomeno che non si verifica però nelle femmine.

“L’aspartame – spiega Morando Soffritti, direttore scientifico dell’Istituto Ramazzini e principale autore dello studio – è contenuto in seimila prodotti di consumo (bevande, chewing gum, dolciumi) di cui 500 farmaci. E i maggiori consumatori di questa sostanza sono i bambini e le donne in gravidanza”. In difesa dell’aspartame – consumato in tutto il mondo da circa 200 milioni di persone – intervengono i produttori che contestano i risultati dei due studi. L’ Associazione internazionale edulcoranti (Isa) sostiene che le due ricerche citate “presentano numerose inesattezze”, contraddicono studi precedenti e ricorda che l’edulcorante è uno dei prodotti “più studiati al mondo”. Inoltre, conclude l’Isa, i dolcificanti come l’aspartame hanno un importante funzione di prevenzione del sovrappeso e dell’obesità che attualmente rappresentano un grosso problema di salute pubblica. Secondo l’Isa, infine, i consumatori non hanno alcuna ragione di preoccuparsi se il consumo di aspartame non supera le dosi consigliate dalle autorità europee, ovvero 40mg/per kg di peso corporeo.
 
http://www.figliefamiglia.it/